Fisher Space pen, il refill a sfera che viaggia nello spazio…

Fisher Space pen

Goes anywhere, writes everywhere, questo è il motto con cui divenne famoso il refill a sfera ideato nel 1967 dallo statunitense Paul Fisher.

Adottato prima dalla Nasa e poi dall’allora USSR durante le missioni spaziali in sostituzione delle matite.

Queste infatti dovevano venir temperate e la grafite e il legno di cui sono composte potevano rappresentare un pericolo per l’incolumità dell’equipaggio, provocando cortocircuiti ed incendi.

E’ una Fisher Space pen, modello AG7, ad aver accompagnato la missione Apollo 11 e il primo uomo che ha avuto la fortuna di sbarcare sulla superficie lunare, Neil Armstrong.

Fisher Space pen, sezione del refill
sezione del refill

Come si può vedere dall’immagine le particolarità che rendono il refill Fisher unico al mondo sono 3 :

1-Contiene azoto nella parte posteriore ed è sigillato, quindi non può fuoriuscire inchiostro. L’inchiostro viene spinto verso la punta ad una pressione di circa 6,3      kg/cm2 e non dalla forza di gravità.

Quindi dura molto più a lungo di un refill normale (circa 3 volte, 15.000 piedi) perché si esaurisce completamente e non rimangono residui.

Il gas è separato dall’inchiostro da un galleggiante che scorre all’interno del serbatoio.

2-L’inchiostro stesso non è in forma liquida, come nei refill normali, ma in uno stato semi solido (tixotropico), e viene “disciolto” dalla rotazione della sfera, presente nella punta.

3-La sfera abrasiva, che ruotando “discioglie” l’inchiostro, è in carburo di tungsteno ed è alloggiata perfettamente in una cavità in acciaio inossidabile, il che impedisce la fuoriuscita dell’inchiostro e le sbavature sulla carta.